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Trapani. Il patto segreto tra Miccichè e Librizzi per coprire i buchi sull’8 per mille

By   /  5 Maggio 2015  /  No Comments

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Un patto segreto, per coprirsi a vicenda. Sarebbe quello che avrebbero stretto tra loro l’ex vescovo di Trapani Francesco Miccichè e l’ex direttore della Caritas nonché ex Presidente dell’I.P.A.S.S. Calatafimi Segesta don Sergio Librizzi. Un patto che però Librizzi ha svelato ai magistrati che indagano sugli ammanchi nella curia trapanese quando a gestirla era Miccichè. Sui soldi che sarebbero stati sottratti dai fondi per l’8 per mille dall’ex vescovo trapanese. I fari della guardia di finanza nelle ultime settimane si sono accesi sulle proprietà dell’ex vescovo di Trapani: la villa di Monreale adibita a B&b, la villa a Trabia, gli appartamenti a Palermo. Sono tutti beni intestati a Miccichè, alla sorella Domenica e a una nipote. Obbiettivo delle fiamme gialle è cercare di capire come ha fatto il prelato ad accumulare questi beni visti i modesti introiti familiari e il suo “stipendio”.

 

Nei giorni scorsi a Miccichè sono stati sequestrati oggetti artistici, come ad esempio la statua della Madonna di scuola del Gagini, quadri del 500, una fontana del 600, crocifissi e gioielli in avorio e corallo, il tutto dal valore di oltre 2 milioni di euro. Da qui la finanza vuole approfondire cosa si nasconde. Miccichè è indagato per malversazione e appropriazione indebita relativamente ai fondi dell’8 per mille alla chiesa trapanese. Un indagine curata dai pm Di Sciuva, Morra e Tarondo, guidati dal procuratore di Trapani Marcello Viola. L’accusa per Miccichè è quella di aver sottratto negli anni circa 800 mila euro dall’8 per mille alla Chiesa. E in questi giorni l’indagine si è arricchita di nuovi elementi, di nuove testimonianze, dopo quella di don Ninni Treppiedi, l’ex direttore amministrativo della Diocesi sospeso a divinis tre anni fa da Papa Ratzinger per un buco da 300 mila euro. A parlare con gli inqurenti ora è don Sergio Librizzi, l’ex direttore della Caritas di Trapani a processo per concussione e violenza sessuale, è accusato di avere preteso prestazioni sessuali da alcuni richiedenti asilo in cambio del suo interessamento per il rilascio di permessi ed il riconoscimento dello status di rifugiato politico.

 

I suoi guai giudiziari sembra lo abbiano portato a parlare di quello che sa sulla Curia trapanese. Con lui avrebbero rotto il silenzio anche alcuni dipendenti della Fondaziona Auxilium, ente leader nella riabilitazione neurologica e istituto medico presieduto dal vescovo di Trapani. I dipendenti che hanno voluto parlare con i pm avrebbero riconosciuto alcuni reperti artistici che sarebbero stati prelevati dalla sede dela Fondazione, a Valderice, e hanno accusato Miccichè di averli costretti a dichiarare il falso nell’inchiesta a carico di don Ninni Treppiedi.

 
Il grande accordo svelato è quello di don Sergio Librizzi a cui i pm gli hanno fatto ascoltare una conversazione intercettata tra lui e l’ex vescovo Miccichè. “Sergio, voglio la tua solidarietà pubblica, non ti dimenticare cosa ho fatto per te, per coprire i tuoi problemi”. La voce è quella di Miccichè, e la conversazione avviene dopo l’esplosione dello scandalo del buco alla Diocesi trapanese, con Miccichè e Treppiedi uno contro l’altro. Ai pm Librizzi avrebbe confermato che una parte dei fondi dell’8 per mille sarebbero stati sottratti dall’ex vescovo attraverso una serie di false attestazioni fornite dallo stesso direttore della Caritas.

 
Quello svelato è un accordo che girava attorno a fondazioni, cooperative, la gestione dell’accoglienza dei migranti. Miccichè, in sostanza, permetteva a Librizzi di gestire il sistema delle 14 cooperative che si appoggiavano alla Caritas per l’accoglienza dei migranti, ma anche per il servizio civile, raccolta di indumenti usati. C’era anche l’affitto al Ministero dell’Interno di un hotel a Valderice di proprietà della Curia, il Sant’Andrea, per 200 mila euro al mese.
In cambio don Librizzi firmava false attestazioni della Caritas come giustificativo della spesa di 700 mila euro per le cosiddette opere di carità o altri progetti. In realtà sarebbe stato tutto falso, e di questi soldi, che i fedeli versano alla Chiesa cattolica, e che dovevano servire per costruire nuove chiese ad esempio, le fiamme gialle stanno cercando di capire che fine abbiano fatto.

 
Un patto segreto quello tra Miccichè e don Librizzi. I due condividono anche molte amicizie altolocate, soprattutto nella politica trapanese, uno su tutti il senatore di Forza Italia Antonio D’Alì.
Ma le vicende della Caritas sono state adocchiate già negli anni scorsi. Nel 2011 il vescovo di Mazara Domenico Mogavero era stato inviato come visitatore apostolico per “indagare” su quanto succedeva nella curia.

 
In questa inchiesta sui fondi dell’8 per mille sottratti alla curia oltre a Librizzi e Miccichè ci sono indagati anche la sorella dell’ex vescovo trapanese e il cognato, Teodoro Canepa, che fu nominato direttore generale della Fondazione Auxilium. Un altro indagato è Orazio Occhipinti, ex autista di Miccichè. Per lui l’ipotesi di reato è favoreggiamento a Cosa nostra. Occhipinti e figlio di Vito e nipote di Antonino Occhipinti, della famiglia mafiosa di Dattilo, uccisi nella guerra di mafia degli anni 80. Secondo l’indagine Occhipinti si muoveva con troppa “energia” alla Auxilium, minacciando i dipendenti e calcando la mano sulle assunzioni.

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