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Recovery fund, intesa raggiunta su 750 miliardi. All’Italia 36 in più: 82 a fondo perduto e 127 di prestiti. Conte: “Momento storico, ora ripartire con forza”

By   /  21 Luglio 2020  /  No Comments

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Dopo cinque giorni di vertice, c’è l’accordo: a Roma sarà destinato il 28% dei 750 miliardi totali del programma Next Generation Eu. Lungo braccio di ferro tra Rutte e il premier che è riuscito a strappare 36 miliardi in più rispetto alla proposta della Commissione Ue di maggio. E ora esulta: “Abbiamo respinto tentativi insidiosi di alterare la genuina vocazione di questo progetto europeo inserendo logiche intergovernative e la logica dei veti incrociati”

Sono le 5.31 della mattina quando sul profilo Twitter del presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, compare il post atteso da giorni: “Deal!”, accordo. All’alba del quinto giorno, i capi di Stato e di Governo dell’Ue hanno raggiunto un accordo sul Recovery Fund, al termine del vertice più lungo della storia, durato 92 ore, che ha battuto il record di quello di Nizza 2000. “Sono le sei del mattino, siamo all’alba di un vertice lunghissimo, forse abbiamo stabilito il record e superato per durata il vertice di Nizza. Siamo soddisfatti, abbiamo approvato un piano di rilancio ambizioso e adeguato alla crisi che stiamo vivendo”, ha dichiarato il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, arrivato in sala stampa.

Recovery da 750 miliardi: 209 all’Italia. “Migliorato l’intervento a nostro favore”
I termini dell’accordo sono quelli circolati nella nottata, partendo dall’ultima proposta di Michel. L’Italia, come anche nell’iniziale proposta della Commissione, è il Paese che più beneficia degli stanziamenti di Next Generation Eu, ottenendo il 28% del totale: 208,8 miliardi, di cui 82 di sussidi a fondo perduto e 127 di prestiti. Si tratta di ben 36 miliardi in più rispetto alla proposta originaria della Commissione che per Roma aveva previsto uno stanziamento da 173 miliardi. In totale, il piano da 750 miliardi ne prevede 390 a fondo perduto,con il bilancio settennale dell’Ue fissato a 1.074 miliardi. Il Recovery fund “che abbiamo approvato è davvero molto consistente: 750 miliardi, dei quali una buona parte andrà all’Italia. Il 28%: parliamo di 209 miliardi. Abbiamo anche migliorato l’intervento a nostro favore, se consideriamo la proposta originaria della Commissione Ue e della presidente von der Leyen”, ha infatti precisato Conte. “Il governo italiano è forte. La verità è che l’approvazione di questo piano rafforza l’azione del governo italiano”, ha aggiunto.

Nel suo discorso post-vertice, il premier non risparmia una frecciata ai Paesi cosiddetti frugali che fino all’ultimo hanno tentato di limitare lo stanziamento di fondi nei confronti dei Paesi del Sud più colpiti dalla pandemia, come l’Italia, soprattutto per quanto riguarda la quota dei sussidi. Duro scontro anche sul tema della governance, con i rigoristi che chiedevano la possibilità di veto ai progetti di riforma presentati dai singli Stati che chiederanno l’accesso ai fondi, ipotesi scartata dall’Italia e definita dal Conte una “linea rossa”. “Abbiamo respinto tentativi insidiosi di alterare la genuina vocazione di questo progetto europeo inserendo logiche intergovernative e la logica dei veti incrociati – ha dichiarato – Non abbiamo rinunciato a indirizzare la ripresa verso quello che sono degli obiettivi politici ben precisi che condividiamo sia a livello europeo che a livello interno”. Anche se confessa di non aver mai pensato “che potesse saltare l’accordo sui problemi di governance. Ho pensato che su questa questione avevamo una linea rossa, che non avremmo mai lasciato che qualcuno oltrepassasse”.

E sulla governance si è trovato un compromesso: nessun veto dei Paesi membri, con il via libera che dovrà avvenire invece in sede di Consiglio Ue a maggioranza qualificata in base alle proposte presentate dalla Commissione. La valutazione sul rispetto delle tabelle di marcia e degli obiettivi fissati per l’attuazione dei piani nazionali sarà affidata al Comitato economico e finanziario (Cef), gli sherpa dei ministri delle Finanze. Se in questa sede, “in via eccezionale”, qualche Paese riterrà che ci siano problemi, potrà chiedere che la questione finisca sul tavolo del Consiglio Europeo prima che venga presa qualsiasi decisione: il cosiddetto “super freno di emergenza” richiesto da Rutte e gli altri frugali.

Il bilancio europeo 2021-2027 è rimasto a 1.074 miliardi. Ma i frugali sono stati accontentati con larghi rebate, i rimborsi introdotti per la prima volta su richiesta del Regno Unito ai tempi di Margaret Thatcher, che con la Brexit molti leader Ue avrebbero voluto cancellare. In alcuni casi sono stati raddoppiati. Alla Danimarca sono andati 322 milioni annui di rimborsi (rispetto ai 222 milioni della proposta di sabato); all’Olanda 1,921 miliardi (da 1,576 miliardi) ; all’Austria 565 milioni (da 287), e alla Svezia 1,069 miliardi (da 823 milioni).

La sforbiciata ha ridotto però i trasferimenti spacchettati tra i programmi, 77,5 miliardi (rispetto ai 190 mld pensati dalla Commissione). In particolare, è stata azzerata la dotazione di Eu4Healt, il nuovo programma europeo per la sanità. A farne pesantemente le spese, anche il Just Transition Fund e il Fondo agricolo per lo sviluppo rurale.

Conte: “Adesso facciamo presto. Mes? Spero in un’attenzione meno morbosa”
Dopo aver ringraziato tutti i ministri che “mi hanno sostenuto” nel corso delle trattative europee, il presidente del Consiglio afferma che adesso è arrivato il momento di presentare al più presto un programma di spesa e riforme che dovrà passare al vaglio dell’ue per poter definitivamente accedere ai fondi: “Sicuramente abbiamo già predisposto un piano di rilancio, condiviso con i ministri le forze di maggioranza e presentato al Paese. Adesso abbiamo la necessità di metterci al lavoro da subito per individuare i progetti da presentare per chiedere e ottenere i finanziamenti europei. Quanto al fatto che questo passaggio possa o meno rafforzare il governo italiano, dico che il governo italiano è forte. La verità è che l’approvazione di questo piano rafforza l’azione del governo italiano perché ci permette di poterci fidare di consistenti risorse finanziarie per raggiungere quegli obiettivi che abbiamo già individuato e che ora andremo a declinare in modo concreto”.

E per questo annuncia l’imminente costituzione di una task force operativa: “Abbiamo già elaborato dei progetti e condiviso con le varie componenti della società, rimane un ultimo confronto con le opposizioni. La costituzione di una task force operativa, al di là di uno staff che ha già lavorato al piano di rilancio, sarà una delle priorità che andremo a definire in questi giorni, perché dovrà partire al più”.

Quando gli viene chiesto se uno stanziamento così corposo nei confronti dell’Italia allontani la possibilità di ricorrere anche ai 36 miliardi del Mes, il premier risponde: “Di Mes abbiamo discusso tanto e immagino continueremo a parlarne. Il Mes non è il nostro obiettivo, l’obiettivo è valutare il quadro di finanza pubblica e le necessità e valutare gli strumenti nel migliore interesse dell’Italia. Il piano che oggi approviamo ha assoluta priorità nell’interesse dell’Italia. Ci sono prestiti molto vantaggiosi”. E aggiunge: il Recovery Fund “è la priorità e spero possa contribuire a distrarre l’attenzione morbosa attorno al Mes”.

Fonte Il Fatto Quotidiano

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