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Operazione “Artemisia” , tutte le accuse per i 43 indagati

By   /  23 Marzo 2019  /  No Comments

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Sono 29 i capi di imputazione per i 43 indagati

Associazione a delinquere e partecipazione ad associazione segreta, contestato l’articolo 416 del codice penale e la violazione dell’art. 2 della legge Anselmi, la norma contro la massoneria segreta. E’ il capo di imputazione numero 29 dell’ordinanza dell’operazione “Artemisia” firmata dal gip del Tribunale di Trapani Emanuele Cersosimo, e con la quale è stata accolta la richiesta avanzata dalla Procura di Trapani e firmata dal procuratore Alfredo Morvillo e dai sostituti procuratori Sara Morri, Andrea Tarondo e Francesca Urbani. Questo reato viene contestato all’ex deputato regionale Giovanni Lo Sciuto, al poliziotto Salvatore Passanante, all’ex sindaco di Castelvetrano Felice Errante, all’ex vice sindaco di Castelvetrano Vincenzo Chiofalo, all’ex assessore e avvocato Daniela Noto, all’ex consigliere comunale e prossimo candidato sindaco Luciano Perricone, ed ancora all’avvocato Vincenzo Salvo, Anna Maria Marchese, Domenico Bua, al massone Giuseppe Berlino e a Gaspare Magro. A loro viene ricondotta un’azione finalizzata alla corruzione, concussione, abuso di ufficio, truffe aggravate, e caratterizzata dalla segretezza degli scopi dell’attività e della composizione del sodalizio, volta altresì a condizionare attraverso le infiltrazioni il funzionamento di organismi pubblici, decidendo addirittura nomine e collocazioni apicali e verticistiche, utilizzando una fitta rete di conoscenze nei settori della politica – a livello locale e nazionale -, delle forze dell’ordine, della dirigenza amministrativa per i fini segreti del sodalizio. A capo di questa “loggia” per il gip e i pm c’era Giovanni Lo Sciuto, suo braccio destro il massone Giuseppe Berlino, mentre braccio operativo l’ex consigliere comunale Luciano Perricone. Rivelazioni di segreti d’ufficio e favoreggiamento personale le accuse rispettivamente contestate a Giovannantonio Macchiarola, capo della segreteria particolare del ministro Angelino Alfano, quando questi sedeva al Viminale e all’ex presidente dell’Ars Francesco Cascio, per avere fatto arrivare all’on. Giovanni Lo Sciuto dell’esistenza di una indagine nei suoi confronti. A Lo Sciuto a fare la soffiata di una indagine in corso sarebbe stato anche Arturo Corso, che a sua volta avrebbe avuto la notizia da un carabiniere. Accusa di corruzione in concorso poi ancora per Lo Sciuto, per l’ex presidente dell’associazione Anfe (formazione professionale), e l’ex componente del collegio sindacale dell’Asp di Trapani Gaspare Magro, da loro sono veicolati soldi pubblici finiti utilizzati nelle campagne elettorale del Lo Sciuto, contro Lo Sciuto e Genco anche le accuse di concussione, vicenda che ha avuto come “vittima”, minacciata di ritorsioni se non avesse obbedito ai loro voleri, l’allora assessore regionale alla Formazione Bruno Marziano: “o revochi l’accreditamento (avviso 3/2015) a … o succede un inferno, capito? Altrimenti facciamo una commissione di inchiesta! E non vogliamo sapere più niente!”.

 

Accusa di traffico di influenze illecite per Lo Sciuto ancora e per l’ex segretario comunale Vincenzo Barone, alla guida in diversi periodi degli apparati burocratici dei Comuni di Erice, Buseto, Favignana, Gibellina, Calatafimi, Salemi, Campobello di Mazara, per lui l’assunzione del genero, Antonino Lena, docente nei corsi dell’Anfe. Reato di corruzione sempre per Lo Sciuto assieme a Giuseppe Angileri, anche per peculato, che ha avuto assunta presso l’Anfe la propria convivente, Maria Luisa Mortillaro, assunta anche presso l’Assemblea regionale siciliana (il contratto di assunzione veniva firmato da un altro collaboratore del Lo Sciuto, tale Isidoro Calcara prestatosi a firmare come se fosse stata la Mortillaro a farlo), quale collaboratrice del deputato, ma i relativi oneri venivano riscossi da Angileri. Un altro capo di imputazione che coinvolge sempre Lo Sciuto assieme ad Angileri e alla Mortillaro, vede indagato anche il funzionario Inps Rosario Orlando, per l’erogazione di una pensione di invalidità alla Mortillaro. Orlando poi sarebbe stata la longa manus di Lo Sciuto dentro l’Inps, ottenendo in cambio anche la concessione di una borsa di ricerca universitaria per la figlia, attraverso l’intervento di un altro degli eccellenti finiti indagati ossia l’odierno assessore regionale all’Istruzione e all’epoca rettore dell’Università di Palermo Roberto La Galla. La figlia di Orlando, Miriam, poi veniva aiutata per superare un concorso presso il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, e questo grazie alla intercessione del Capo Segreteria Particolare del Ministero dell’Interno Giovanniantonio Macchiarola e il Sottosegretario ai Beni Culturali Dorina Bianchi. Orlando poi veniva aiutato per la risoluzione di altre problematiche, come regalie economiche, l’approvazione di una sanatoria edilizia a Castelvetrano attraverso il vice sindaco Chiofalo (che appositamente istruitì i tecnici comunali Barresi e Impellizzeri).

 

Orlando poi avrebbe agevolato l’accreditamento di strutture di laboratorio sanitario facenti capo a Francesco Messina Denaro, uomo risultato iscritto in una loggia massonica di Castelvetrano, imparentato con la famigerata famiglia dei mafiosi Messina Denaro. Per Orlando poi un bracciale di alto valore ottenuto dal gioielliere castelvetranese Tommaso Geraci, in cambio di una raccomandazione presso l’Inps per una pratica di invalidità. Lo Sciuto e Genco sono indagati assieme ai poliziotti Salvatore Passanante e Salvatore Virgilio (in servizio alla Dia), questi ultimi in cambio delle notizie fornite su indagini in corso hanno ottenuto le assunzioni delle rispettive mogli, Audienza Bacchi e Caterina Rizzuto. Il poliziotto Virgilio è inoltre indagato assieme a Valentina Li Causi, figlia dell’ex deputato Vito Li Causi, e amministratrice del centro sanitario Vanico di Castelvetrano, per un’attività di “bonifica” (ricerca di microspie) nella casa della Li Causi, favore contraccambiato ancora con l’assunzione della moglie presso il Vanico. Su questa vicenda è indagato anche il poliziotto Passanante per avere reso una relazione di servizio falsa a copertura del Virgilio, nell’ambito di una indagine della Procura di Marsala. Un altro poliziotto Salvatore Giacobbe è indagato con Lo Sciuto, con Vincenzo Giammarinaro, cugino di Lo Sciuto e Giorgio Saluto, dirigente dell’Asp di Trapani, per l’accreditamento della “Cooperativa Omega” tra le strutture destinate all’accoglienza dei minori migranti; a presiedere la cooperativa era la moglie di Giacobbe, Marianna Carlino, vice presidente il genitore, Rocco Carlino, componente del cda Francesco Giammarinaro figlio di Vincenzo, anche in questo caso accusa di corruzione, il poliziotto avrebbe informato Lo Sciuto di una indagine in corso nei suoi confronti per ricompensarlo dell’interessamento. Indagati di truffa tre medici dell’Inps, Adelina Barba, Sebastiano Genna e Giovanna Ivana Di Liberto assieme a Vito Maria Anselmo Rodolico. Analogo reato per analoghe fattispecie contestato a Rosario Orlando, Giovanni Lo Sciuto, Isidoro calcara, Giuseppe Cammareri e Daniela Vincenza Lentini, a gaetano Salerno, Antonio Di Giorgio, Alessio Cammisa e Giuseppe Filippi nonché ancora Zina Maria Biondo e il medico Antonietta Barresi, ricompensata di due preziosi vasi provenienti da una gioielleria di Gibellina per l’interessamento in favore di Pietro Biondo, papà della Zina Maria, per far ottenere la pensione di invalidità.

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