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Nuove regole per i beni culturali. Il 30% degli introiti non più ai Comuni ma ai Direttori dei Siti Archeologici

By   /  2 Luglio 2016  /  No Comments

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PALERMO – E’ stato approvato dalla giunta di Governo Regionale il testo dell’articolato che cambia il sistema di utilizzo dei proventi derivanti dalla vendita dei biglietti nei siti culturali regionali. La nuova norma, attualmente in discussione in commissione Bilancio all’Ars prevede che fino al 30% gli introiti possano essere direttamente gestiti dai responsabili dei siti senza passare dalle lungaggini burocratiche di affidamento in convenzione ai Comuni che, molto spesso, negli ultimi anni hanno utilizzato queste risorse per interventi che poco hanno a che fare con la valorizzazione e la migliore fruizione dei siti stessi.

Il nuovo testo si rende necessario per sanare l’antinomia normativa venutasi a creare a seguito dell’approvazione, in sede della finanziaria 2016, di una norma che avrebbe dovuto abolire il controllo da parte del Dipartimento regionale dei Beni Culturali, introdotto dalla legge finanziaria 2015 sugli interventi proposti e realizzati dai Comuni con somme regionali. L’applicazione di questa norma ha fato emergere che i Comuni molto spesso hanno utilizzato per altri fini i proventi dei biglietti e pertanto, anche a causa di questa difforme utilizzazione di risorse pubbliche, gli uffici regionali non hanno potuto procedere per “difetto di rendicontazione” all’erogazione di tali risorse tanto invocate dalle amministrazioni comunali.

“L’articolo in questione, incardinato nella ddl n.1214 (finanziaria ter) cambia la strategia regionale dei beni culturali in questo settore chiave della valorizzazione dei nostri siti e musei – afferma l’assessore regionale ai Beni culturali, Carlo Vermiglio -. Non più sagre, cantanti o interventi che non valorizzino pienamente i nostri siti, ma attività unicamente al servizio dei visitatori che potranno essere realizzate direttamente dalle direzioni delle strutture culturali, le sole ad avere piena conoscenza delle effettive necessità dei luoghi. Il turista apprezza certamente anche la sagra, ma prima di tutto si aspetta di trovare le aree archeologiche pulite, i bagni in funzione e i musei gestiti secondo standard europei”. L’affidamento delle risorse ai responsabili dei siti culturali non solo migliorerà i servizi, ma creerà anche un circuito virtuoso con un rapporto diretto tra la vendita dei biglietti e le risorse da investire sui beni culturali siciliani. “La norma – continua l’assessore – ci trova in linea con il decreto Franceschini e con un indirizzo culturale che intende promuovere una nuova centralità assegnata ai musei e ai siti sollecitando il coinvolgimento attivo del personale delle strutture”.

“Apprendiamo che nel ddl n.1214 disposizioni finanziarie varie, è prevista (art.3) l’eliminazione della quota spettante ai comuni, pari al 30%, relativa agli introiti dei biglietti di ingresso ai siti culturali”. Lo dicono Leoluca Orlando e Mario Emanuele Alvano, rispettivamente presidente e segretario generale dell’AnciSicilia. “In questo modo non si fa che peggiorare il quadro di grande difficoltà finanziaria in cui versano i comuni – aggiungono – Gli amministratori locali non sono, a tutt’oggi, in grado di definire i bilanci di previsione 2016, non hanno certezze su quali saranno le conseguenze dell’accordo Stato-Regione e non conoscono l’entità delle risorse destinate al personale precario. A questo si aggiunge la prospettiva di un ulteriore taglio di risorse con il quale, peraltro, si rischia di paralizzare e penalizzare anche il settore turistico, uno degli elementi trainanti per l’economia della nostra isola”. In una nota inviata al presidente dell’Ars, Giovanni Ardizzone, e al presidente della V Commissione Cultura all’Ars, Marcello Greco, l’AnciSicilia ha chiesto di essere audita.

Questo 30% per il comune di Calatafimi Segesta si traduce in circa €380.000,00 annui, che grazie alla vecchia convenzione stipulata, permetteva, non solo interventi di manutenzione all’interno del Parco Archeologico di Segesta e la relazione della stagione teatrale, ma anche di finanziare attività culturali all’interno della Città stessa. 
Se questo disegno di legge verrò approvato, Calatafimi Segesta dovrà fare a meno di una cifra importantissima, che renderà ancora più impossibile lo sviluppi culturale e turistico della Città.

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