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Legge di Bilancio, cosa può succedere ora all’Italia dopo la bocciatura dell’Europa?

By   /  21 Novembre 2018  /  No Comments

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La Commissione Europea ha bocciato la Manovra del governo: cosa può succedere all’Italia dopo la decisione di non modificare la legge di Bilancio?

Dopo la prima bocciatura arrivata a fine ottobre da parte della Commissione Europea, Bruxelles adesso ha ribadito il suo pare contrario alla legge di Bilancio 2019 partorita dal governo Lega-Movimento 5 Stelle.

L’aver forzato la mano nel Def per quanto riguarda il deficit e una stima del Pil troppo ottimistica, ha infatti portato a una bocciatura dalla legge di Bilancio da parte dell’UE visto le “ipotesi ottimistiche di crescita” presenti nella manovra gialloverde.

Il primo avviso era già arrivato, con una dura lettera consegnata personalmente dal commissario europeo agli Affari Economici Pierre Moscovici: parole dure dove si evidenzia una “deviazione del bilancio senza precedenti nella storia del Patto di stabilità”.

La risposta del ministro Tria però è stata, come previsto, di chiusura a ogni possibilità di modifica. La bocciatura a questo è stata inevitabile, ma cosa può accadere all’Italia adesso?

L’Europa e la legge di Bilancio

La Grande Recessione o meglio la crisi scoppiata nel 2007, è stata una sorta di spartiacque per quanto riguarda le politiche economiche in tutto il mondo. Anche l’Europa quindi ha optato per delle maggiori misure di controllo per evitare che possano accadere altre situazioni del genere.

Per quanto riguarda l’Unione Europea, per scongiurare il pericolo che delle scelte di politica nazionale possano poi mettere a rischio la stabilità dell’intera Eurozona, si è deciso che la Commissione Europea abbia il compito di vigilare anche sui bilanci dei singoli Stati membri.

Ecco dunque che per prima cosa il Parlamento italiano ha votato la nota di aggiornamento del Def . Una volta che è stato approvato e recapitato alla Commissione Europea, il Consiglio dei Ministri ha approvato salvo intese la legge di Bilancio che il 15 ottobre è stata inviata anch’essa a Bruxelles.

La Commissione Europea è stata così chiamata a esaminare i documenti di tutti i Paesi dell’Unione. Martedì 23 ottobrel’organo comunitario ha dato il suo primo responso respingendo la legge di Bilancio del nostro governo.

La Commissione quindi ha fatto una nuova richiesta, questa volta formale, di modifica con il governo italiano che a quel punto ha avuto a disposizione tre settimane di tempo per cambiare il testo oppure può continuare per la propria strada, con la scadenza che era stata fissata per il 13 novembre.

L’Italia però ha scelto di non ascoltare ancora i dettami di Bruxelles, con la Commissione che a questo punto ha avviato l’iter dell’apertura di una procedura d’infrazione per deficit eccessivo in relazione al mancato rispetto della regola di riduzione del debito.

Dopo un Consiglio Europeo a metà dicembre e l’Ecofin del 22 gennaio, la Commissione però darà il suo giudizio definitivo sulla Manovra soltanto a primavera 2019, quando la legge di Bilancio sarà già stata approvata da mesi (ok definitivo del Parlamento al massimo entro il 31 dicembre).

Il rischio bocciatura per l’Italia

Il responso definitivo di Bruxelles sulla legge di Bilancio arriverà soltanto a primavera. La Commissione Europea quindi esprimerà prima delle osservazioni per giungere poi a un giudizio, ma non può bloccare quello che ogni Stato decide di mettere in atto nella Manovra.

Come spiegato da Pierre Moscovici, Commissario agli Affari Economici, Bruxelles quando riceve un documento di Bilancio può scegliere tra tre opzioni: dire che è tutto ok, chiedere delle correzioni oppure bocciare il testo chiedendo che venga riformulato.

Visto che ormai il governo carioca ha scelto di andare dritto per la propria strada, la Commissione ha aperto una procedura d’infrazione che però dovrà essere approvata dall’Ecofin di gennaio.

L’apertura della procedura quindi non porterà a immediate sanzioni: prenderanno il via ora delle trattative tra l’Italia e l’UE con la Commissione, se non dovesse essere raggiunto un accordo, che potrebbe chiedere al nostro paese una manovra correttiva da approvare entro sei mesi.

Se anche la richiesta di una manovra correttiva dovesse essere disattesa, a quel punto potrebbero scattare le sanzioni: nel caso sarebbe inevitabile una multa, da un minimo di 3,6 miliardi a un massimo di 9 miliardi, ma il Consiglio Europeo potrebbe anche chiedere alla Banca Europea per gli Investimenti di interrompere i finanziamenti verso l’Italia dove se lo Stato interessato non dà seguito alla richiesta di correzione rischia l’eventuale sospensione dei fondi strutturali e di investimento europei, fondi che molte Regioni spesso non riesco a spendere e sono costrette a tornare indietro per l’inefficienza della macchina burocratica regionale.

 

In generale, i pericoli maggiori per quanto riguarda il nostro paese potrebbero arrivare più dai Mercati che dall’Europa: con la bocciatura da parte di Bruxelles si andrebbe incontro a delle sanzioni (fatto comunque grave) o a una manovra correttiva, ma se la stroncatura dovesse arrivare dagli investitori e dalle agenzie di rating a quel punto ci sarebbero seri rischi per la tenuta economica del paese.

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