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Giubileo: se la Chiesa sorride, albergatori e ristoratori piangono lacrime amare

By   /  8 Febbraio 2016  /  No Comments

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A quasi due mesi dall’inizio del Giubileo sembra giunta finalmente l’ora di fare i primi conti, ma prima, c’è una cosa molto importante da sottolineare. L’Anno Santo Straordinario cominciato ufficialmente lo scorso 8 dicembre con l’apertura della Porta Santa nella basilica di San Pietro si differenzia rispetto al grande Giubileo del 2000 per una caratteristica fondamentale: in base alle indicazioni di Papa Francesco, per partecipare all’evento religioso non è necessario venire a Roma. Stavolta la misericordia (tema fondamentale dell’anno giubilare) potrà essere celebrata in ogni diocesi del mondo.

Nonostante ciò, alla vigilia della manifestazione furono molti i dubbi e le perplessità sulla capacità di Roma di ospitare un evento di tale portata e accogliere i milioni di pellegrini attesi nel corso del 2016. Il Premier Renzi arrivò addirittura a “togliere la questione dalle mani” dell’ormai ex sindaco di Roma Ignazio Marino, accusato di non essere capace di gestire una manifestazione di tale portata.

Ebbene i primi numeri sono già arrivati. Lo scorso 8 gennaio, a un mese di distanza dall’inizio del Giubileo, monsignor Rino Fisichella presidente del Pontificio consiglio Nuova Evangelizzazione, ha fornito le prime cifre: “più di un milione di presenze agli eventi giubilari. Per l’esattezza 1.025.000”. I calcoli, lo sottolineiamo, si riferiscono ai pellegrini che dall’8 dicembre al 6 gennaio hanno attraversato le Porte Sante, da San Pietro a Santa Maria Maggiore, fino alla porta del santuario del Divino Amore aperta dal cardinale Vallini nel giorno dell’Epifania.

Nello stesso frangente, sono arrivati anche i dati della Prefettura pontificia in base ai quali, nel mese di dicembre, il numero di pellegrini che hanno preso parte agli incontri pubblici con Papa Francesco è sceso di circa il 30% rispetto al 2014: 324mila nel 2015 contro i 461mila dell’anno precedente. E questo nonostante l’avvio dell’anno giubilare.

Una settimana fa, di nuovo Monsignor Fisichella, ha fornito le cifre aggiornate: “secondo i dati che siamo in grado di verificare quotidianamente, ad oggi hanno partecipato agli eventi giubilari 1.392.000 persone.” Di queste, il 40% proviene dall’estero, più che altro da Paesi di lingua spagnola e francese.

Numeri che nessuno potrebbe sognarsi di considerare come “un fallimento”, sebbene le previsioni fossero diverse, molto diverse.

Mettendo da parte i risultati forniti dalla Chiesa e passando ad argomenti un po’ più profani, inutile evidenziare il fatto che il Giubileo non rappresenta solo ed esclusivamente un evento religioso chiuso in se stesso, ma ha forti ripercussioni sul turismo, sulla ristorazione e sull’accoglienza e sui servizi in generale.

Il 21 luglio del 2015 il Censis, (Centro Studi Investimenti Sociali) pubblicò un comunicato stampa contenente stime e previsioni per l’anno giubilare: “Il Censis stima in 33 milioni i turisti e pellegrini che arriveranno a Roma nel corso dell’Anno Santo (erano stati 25 milioni per il Grande Giubileo del 2000). La spesa complessiva prevista è di 8 miliardi di euro, per circa il 70% da parte di visitatori provenienti dall’estero. Si tratta di uno straordinario flusso turistico atteso, che si innesterà sull’onda lunga della crescente attrattività di Roma, che è fatta anche di una proliferazione di visitatori che restano un solo giorno senza pernottare”.

Insomma, alla vigilia, le previsioni erano non solo positive, ma addirittura entusiastiche: si ipotizzava un afflusso superiore del 15% rispetto al 2000.

Sebbene il Giubileo sia ancora nella sua fase iniziale, appare improbabile che le cifre sopra riportate vengano raggiunte. A confermarlo sono arrivate anche le stime di Federalberghi che testimoniano come, dal punto di vista del turismo, le aspettative siano state deluse, e pure di parecchio: nei mesi di dicembre 2015 e gennaio 2016, l’associazione ha infatti registrato un calo degli arrivi di circa 5-10% rispetto ai due mesi corrispondenti tra 2014 e 2015. «La forbice che abbiamo indicato è ampia perché si tratta di dati provvisori. Comunque ci sono aziende che abbiamo interpellato che hanno subito flessioni di oltre il 20%», ha ribadito il presidente dell’associazione degli albergatori di Roma, Giuseppe Roscioli.

E se gli albergatori piangono, i ristoratori non ridono. Questi ultimi infatti, secondo quanto dichiarato dal numero 1 di Federalberghi, “sono stati i più colpiti con un calo molto alto che ha toccato punte del 50% in prossimità del 13 novembre e dell’apertura del Giubileo. Piano piano però la situazione e si sta normalizzando”.

Una stima meno allarmistica arriva da Confcommercio Roma che parla, per dicembre e gennaio,  di un ribasso delle presenze del 10% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. 

La colpa è tutta di Daesh? No. Secondo la stessa associazione gli attentati di Parigi del 13 novembre 2015 hanno inferto un durissimo colpo al turismo giubilare, con disdette a raffica soprattutto nei giorni successivi, ma a incidere fortemente sui disagi di alberatori e ristoratori anche i tantissimi cantieri presenti nelle zone storiche della Capitale, nonché il proliferare di strutture low cost (spesso in nero) che hanno inferto un duro colpo ai “regolari”.

In ogni caso, qualsiasi siano le motivazioni, i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Nessuna invasione, ma anzi, un’emorragia di turisti che piano piano sembra rientrare. Adesso le attese sono tutte concentrate sul periodo pasquale, tradizionalmente florido per le strutture di accoglienza romane, che grazie al Giubileo, potrebbero riscontrare finalmente il tanto atteso aumento della domanda. Fino ad allora, bisognerà “accontentarsi”.

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