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Cyberlegs, le gambe bioniche arrivano dall’Italia

By   /  19 Marzo 2015  /  No Comments

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Sono il prototipo di protesi pensata per aiutare la deambulazione nelle persone che hanno subito amputazione degli arti inferiori

 

 

Potrebbero volerci altri due tre anni e poi le gambe bionichesaranno finalmente disponibili in commercio. Per ora infatti si parla solo di prototipi, dopo la conclusione del progetto europeoCyberlegs (CYBERnetic LowEr-Limb CoGnitive Ortho-prosthesis) per lo sviluppo di nuovi sistemi robotici per le persone che hanno subito l‘amputazione degli arti inferiori al di sopra del ginocchio. Si tratta di sistemi leggeri e indossabili, sviluppati per rendere efficiente la camminata, riducendo lo sforzo ed il rischio di cadute. Coordinato dall’Istituto di biorobotica della Scuola superiore Sant’Anna di Pisa, al progetto ha preso parte anche il Centro Irccs Don Carlo Gnocchi di Firenze, dove sono stati presentati i prototipi, testati su 11 persone.

Nello specifico il prototipo partorito dal progetto (finanziato con 2,5 milioni di euro) dalla Commissione europea conta due elementi. La prima è una protesi transfemorale con attuatori elettromagnetici che permettono il movimento della zona del ginocchio e di quella della caviglia ed elementi passivi in grado di attutire l’impatto.

La seconda parte del prototipo è costituita da uno zainetto, meglio da un tutore a livello del bacino (Active Pelvis Orthosis) in grado di assistere il movimento favorendo la flessione e l’estensione dell’anca, per rendere la camminata più efficiente e naturale, come racconta anche Nicola Vitiello dell’Istituto di biorobotica del Sant’Anna, coordinatore del progetto: “A ogni passo l’ortesi robotizzata fornisce all’amputato un surplus di energia e permette in questo modo di ripristinare un cammino più fisiologico. Durante il progetto questo dispositivo è stato testato con successo da sette amputati, che hanno potuto interagire con il dispositivo in maniera intuitiva e, al tempo stesso, sperimentando un cammino più fisiologico”.

Per permettere e regolare il movimento, rispondere alle esigenze del paziente (capire se deve camminare, sedersi o alzarsi) laprotesi è coordinata di una serie di sensori indossabili, distribuiti anche in una scarpa intelligente, che costituiscono di fatto l’interfaccia tra il paziente e la macchina.

”Sono tecnologie che si indossano e che permettono a chi è in difficoltà di camminare con meno fatica” ha spiegato Vitiello,  aggiungendo però che i test effettuati mostrano come ci sia bisogno di ottimizzare ancora i dispositivi, alleggerendoli e riducendone l’ingombro, prima di poterli rendere disponibili alle persone amputate. Prossimi passi anche applicare i sistemi ideati come parte del progetto per ridurre il rischio caduta.

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