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“Bisogna ascoltare i cittadini” Annullate le cartelle dell’Imu

By   /  13 Dicembre 2019  /  No Comments

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La commissione tributaria: se non c’è il contraddittorio col contribuente è a rischio l’accertamento. Il caso potrebbe estendersi ad altri Comuni.

PALERMO – Il Comune ha inviato l’avviso d’accertamento per far pagare l’Imu degli anni scorsi, ma prima non ha avviato un dialogo con il cittadino? Quell’atto è annullabile e quindi se il contribuente fa ricorso al giudice nulla è dovuto all’ente locale. Questo è quello che emerge da una recente sentenza della commissione tributaria provinciale di Palermo. Con la decisione i giudici delle controversie fiscali hanno annullato degli avvisi di accertamento del 2014, 2015 e 2016, emessi dalla Maggioli Tributi Spa per conto del Comune di Campofelice di Roccella, e hanno dato ragione a due contribuenti difese dall’avvocato

Alessandro Dagnino.

L’annullamento però non riguarda solo il caso singolo. Come spesso accade con le decisioni tributarie, infatti, adesso la sentenza potrebbe riguardare molti Comuni siciliani. Quella di inviare gli avvisi d’accertamento senza un contraddittorio preventivo (e cioè un dialogo con il contribuente per capire se l’imposta è effettivamente dovuta ed è corretta nel suo ammontare), infatti, è una consuetudine che riguarda molti enti locali e che quindi potrebbe travolgere gli avvisi d’accertamento emessi in altre parti dell’Isola.

Nello specifico alle due contribuenti sono arrivati due avvisi di accertamento che sommando l’Imu agricola per tre anni valevano in totale oltre 36mila euro: uno ammontava a 11mila euro e l’altro 25mila euro. L’avviso d’accertamento, però, è arrivato, come accennato senza il precedente contraddittorio. E proprio questo è stato il primo motivo di censura da parte della Commissione tributaria composta da Giovanni Liguori, da Francesco Paolo Pitarresi e da Daniela Pellingra.

Anzitutto, i giudici hanno ricordato come molte decisioni giudiziarie abbiano stabilito che è necessario dialogare con i cittadini prima di inviare la bolletta per i tributi non riscossi. Questo principio “che garantisce il diritto all’ascolto del contribuente in fase accertativa – aggiungono i giudici – (sì da garantire, al contempo, il pieno esercizio del diritto alla difesa e ridurre il proliferare dei contenziosi post-accertativi), è la dimostrazione (il cui onere incombe su chi lamenta la lesione del diritto) della necessità, in concreto, del contraddittorio preventivo che, ove instaurato, avrebbe condotto a risultati diversi”. In altre parole, dicono i giudici, il dialogo con il cittadino, serve perché evita i processi tributari, ma a chi impugna l’avviso d’accertamento spetta il compito di dimostrare che, grazie a questo dialogo, gli esiti delle valutazioni dell’amministrazione sarebbero stati diversi.

Ma la pronuncia interviene anche su un altro tema. Ed è quello che riguarda il valore dei terreni. Anche in questo caso i giudici hanno dato ragione ai ricorrenti, che si erano affidati alla perizia di un professionista, l’ingegnere Gaetano Purpura.

Il Comune, nel calcolo di questo dato, ha considerato edificabile il terreno, stando al piano regolatore. Accade, infatti, che con l’approvazione dei Prg, il valore dei terreni cambi, alla luce dei progetti (spesso solamente preliminari) di estensione delle città. Gli enti locali, applicano così l’imposta sul valore di mercato, senza considerare che però, nel frattempo quel terreno rimane di fatto agricolo. Anche questa pratica però è stata cassata dai giudici. Questo criterio “impone di tener conto – si legge in sentenza -, in concreto, della maggiore o minore attualità delle sue potenzialità edificatorie, nonché della possibile incidenza degli ulteriori oneri di urbanizzazione sul valore dello stesso in comune commercio”. Insomma, al di là del valore di mercato dei terreni, i Comuni devono considerare il fatto che il costo dei terreni scende se le opere non sono realizzate.

“La decisione – ha commentato Alessandro Dagnino – è di grande importanza perché stabilisce principi di giustizia a cui speriamo che i Comuni si uniformino. Da una parte afferma anche per gli enti locali il dovere di instaurare il contraddittorio preventivo, dall’altro apre un importate fronte per i titolari dei terreni agricoli a cui spesso vengono recapitati avvisi d’accertamento dell’Imu d’ingente valore a causa di una qualifica dei terreni basata su Piani regolatori, sebbene non siano esecutivi e non abbiano avuto approvazione dalla Regione”.

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