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Sicilia, Musumeci senza maggioranza alla prova dei conti

By   /  23 marzo 2018  /  No Comments

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Quattro sono i mesi dalle elezioni regionali, il centro destra che governa non ha più la maggioranza
Non ce l’hai mai avuta. Durante la campagna elettorale, Tp24 lo ha scritto più volte: difficilissimo far coinvolgere anime diverse, risicatissimo governare. E’ stallo.

Nello Musumeci lo sa, lo ha ribadito in conferenza stampa, i deputati eletti con il centrodestra sono 36, sette di loro si muovono in maniera autonoma, non rispondono a logiche di partito.
Iniziano i mugugni anche all’interno di Diventerà Bellissima, i due deputati Eduardo De Filippis e Domenico Bonanno minacciano la crisi in caso di mancate riforme.
Pronti ad arrivare ad un accordo, che Toto Cordaro, assessore regionale al Territorio e Ambiente, chiama sintesi, ammiccando ad altre forze politiche.

Musumeci fa sapere che non è disponibile all’acquisto di parlamentari eletti altrove, non seguirà l’esempio di Rosario Crocetta. Intanto, c’è da approvare un bilancio. L’isola arretra nella incapacità di chi questa Sicilia la voleva rendere Bellissima.
In soccorso di Musumeci arriva Giancarlo Cancelleri, movimento Cinque Stelle, pronto a dialogare con il governatore purchè sia un passaggio istituzionale di ragionamento sulla palesata crisi.
E

nella mattina di ieri il presidente della Regione si è presentato a Palazzo dei Normanni, incontrando i capigruppi e i membri della Commissione Bilancio, ci sono degli appuntamenti importanti. La finanziaria, dice il presidente, potrebbe essere approvata in due giorni ma se necessiterà ancora di più tempo, ci prenderemo più tempo.

Non ha partecipato a questa riunione Cateno De Luca, del gruppo misto ma membro della commissione Bilancio: “Ho scelto di non partecipare alla riunione perché il governo ha già deliberato sulla manovra finanziaria per cui l’appello al confronto fatto dal presidente Musumeci mi sembra un po’ tardivo. Aspetto di vedere le carte: è chiaro che il governo deve intervenire sui conti perché c’è un disallineamento nel bilancio di 500 milioni di euro e in quello per il 2019 di circa 700 milioni”.

Apre alle minoranze all’ARS il capogruppo di Forza Italia, Giuseppe Milazzo: “L’importante è sbloccare l’Aula, la situazione di stallo che stiamo vivendo non va bene. Non ci possono più essere schieramenti di maggioranza e opposizione”.
Del resto se si vorranno fare delle riforme il centrodestra dovrà rivolgersi altrove, la propria maggioranza è in crisi.

E’ Peppino Lupo a chiedere a Nello Musumeci di presenziare all’Ars per “dire come intende affrontare l’esame della manovra economica senza maggioranza”.

Intanto la Finanziaria prevede l’accorpamento di alcuni enti: Irfis, Crias e Ircac. L’Esa , invece, verrà abolita e gli Iacp chiusi, in sostituzione di quest’ultimi ci sarà un’unica agenzia per la casa: l’Arcas, con sede in ciascuna provincia. La finanziaria prevede anche un biglietto unico per i trasporti pubblici a Palermo, Messina e Catania. Incentivi anche per le giovani coppie che potranno ricevere un contributo fino a 50 mila euro per comprare la prima casa.
Inserita una norma restrittiva per gli amministratori che non rispettano gli adempimenti relativi alla gestione degli Enti.

La Regione viene bacchettata da Raffaele Cantone per la mancata trasparenza:sul sito della Regione non sono pubblicati i compensi dei deputati, né dei portaborse, né dei dirigenti.
Non c’è traccia delle delibere del Consiglio di presidenza, né degli appalti diretti. Immediatamente si è corso ai ripari, comparsi sul sito dodici compensi dei super dirigenti. Gli stipendi annui vanno da un massimo di 240 mila euro ad un minimo di 209.

Borbottii a Palazzo dei Normanni dove dicono che la Regione non è soggetta alla vigilanza dell’ENAC; smentiti però dal magistrato Cantone che chiede di uniformarsi al dettato nazionale del 2013, così come fa tutta l’Italia.
Cantone chiede poi all’ARS di pubblicare i dati e i compensi degli assunti dei gruppi parlamentari, in mancanza di trasparenza è pronto a sanzionare l’ARS.

Non si placa la polemica sulle dimissioni di Vittorio Sgarbi, assessore regionale ai Beni Culturali.
Il critico d’arte rilancia e non molla: “Se dovessi scegliere fra essere un semplice parlamentare e l’assessore dei Beni culturali della Sicilia, scelgo di fare l’assessore, quindi mi dimetto da parlamentare nazionale”.
Lascerebbe la Giunta siciliana solo per la nomina di Ministro ovvero di presidente della Commissione Cultura. Su Musumeci è ironico: “Non vorrei andasse via prima di me”. L’assessore si riferisce alla mancata maggioranza, servono per governare i numeri e Musumeci, dice Sgarbi, è difficile che possa dialogare con il PD.

Il presidente è già al lavoro per il dopo Sgarbi: un tecnico che conosca bene il patrimonio culturale siciliano e che sia soprattutto slegato dai partiti.
La poltrona da assessore regionale ai Beni Culturali è molto ambita, vanta ben 300 milioni di euro tra fondi regionali, fondi europei, risorse per la Sicilia. Gestisce tremila dipendenti e il 26% dei siti culturali d’Italia, per non contare i musei, parchi archeologici, palazzi e teatri.

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