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Il bando per i voli a Birgi, l’assenza di Ryanair e la fregatura dietro l’angolo

By   /  11 ottobre 2018  /  No Comments

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Ryanair snobba definitivamente Trapani. E’ questo il dato principale che viene fuori dalle prime notizie sul bando per la promozione turistica del territorio. Tradotto: il bando puntava a trovare dei vettori per garantire un certo flusso di passeggeri sull’aeroporto di Trapani Birgi.

Lunedì è scaduto il termine per presentare le offerte. Sono arrivati soltanto due plichi, con mittenti Alitalia e Blue Air. Non un granchè per un aeroporto e un territorio che punta al rilancio turistico. Ci si aspettava di più dopo mesi di tira e molla, di ricorsi e controricorsi, di polemiche, tavoli tecnici, proteste degli operatori turistici. Ci si aspettava di più dopo i posti di lavoro persi all’aeroporto e nell’indotto, dopo il clima di desolazione che regnava in un Vincenzo Florio povero di passeggeri. Ma questo è arrivato.

Ci sono delle considerazioni da fare, nell’attesa che vengano esaminate le offerte. La prima è che non è detto che i due proponenti, Alitalia e Blue Air, abbiano presentato offerte per tutte le destinazioni che erano presenti nel bando. Il bando infatti era suddiviso in 25 lotti, ossia destinazioni, 11 straniere e 14 nazionali. Era possibile presentare offerte per ogni singolo lotto, questo per consentire a più compagnie di partecipare e per superare anche le osservazioni del Tar che aveva bocciato il bando precedente. E’ plausibile quindi che Alitalia e Blue Air abbiano presentato delle offerte per tratte che già fanno, e che magari avrebbero fatto comunque anche senza contributo pubblico, anche senza essere pagati. Alitalia ad esempio collega il Vincenzo Florio con Milano Linate e Roma Fiumicino, questo lo fa tuttora senza il contributo previsto nel bando, e potrebbe farlo dopo percependo soldi pubblici (sempre sotto lo specchietto del marketing per la promozione del territorio). Stessa cosa per Blue Air, che collega Trapani con Torino. Lo faceva prima senza il contributo previsto nel bando, e adesso potrebbe continuare con i soldi del “co-marketing”. Lo si sapeva che la suddivisione in lotti poteva essere un’arma a doppio taglio. Il rischio, molto concreto, è quindi quello di una fregatura. Quello di non vedere tratte internazionali, ad esempio.

C’è di più. E qui la seconda considerazione. Ryanair non ha presentato nessuna offerta. I motivi possono essere diversi. Su tutti c’è la palese bocciatura di Ryanair a Trapani. La compagnia irlandese ha ormai puntato tutto su Palermo, dove fa milioni di passeggeri e ha sviluppato in maniera incredibile il traffico passeggeri. Nei piccoli aeroporti, come Trapani, poi, Ryanair ama sempre agire in regime quasi di monopolio. E poi c’è anche il sospetto che Ryanair la voglia far pagare un po’ a tutti e voglia presentare un ricorso contro questo bando.
Il sindaco di Marsala, Alberto Di Girolamo, si dice ottimista. Ma c’è poco da essere ottimisti per un bando che era molto atteso, che sembrava dovesse attirare le attenzioni delle low cost pronte a sviluppare traffico in piccoli aeroporti.

Il valore complessivo è di 11.235.000 euro più iva, somma finanziata dalla Regione. Il bando è articolato in 25 lotti, tante quante sono 25 le aree geografiche presso cui promuovere, con azioni di promo–pubblicità, il territorio della Sicilia Occidentale. Quelle estere sono Belgio (450.000 euro), Germania Nord (450.000), Germania Ovest (450.000), Germania Sud (450.000), Germania Est (450.000), Malta (225.000), Olanda (450.000), Polonia (225.000), Slovacchia (225.000), Spagna (450.000), Regno Unito (450.000), Francia (450.000), Scandinavia (450.000), Repubblica Ceca (450.000); i lotti per l’Italia sono, invece, Marche (225.000), Emilia Romagna (900.000), Sardegna (300.000), Piemonte (300.000), Liguria (225.000), Lombardia (930.000), Umbria (225.000), Toscana (900.000), Lazio (930.000), Veneto (450.000), Friuli Venezia-Giulia (225.000).
Il bando era rivolto a compagnie aeree nazionali o estere, società concessionarie controllate da una compagnia aerea o in alternativa costituite in RTI – Raggruppamento temporaneo di imprese – con una compagnia aerea). L’affidamento è 36 mesi, con un programma di promozione territoriale per i comuni Alcamo, Buseto Palizzolo, Calatafimi Segesta, Campobello di Mazara, Castellammare del Golfo, Custonaci, Favignana, Marsala, Paceco, Salemi e Valderice. Tra qualche giorno l’aggiudicazione.

La questione del bando si unisce anche ad un’altra, quella legata alla gestione stessa dell’aeroporto di Trapani Birgi. Su questo punto, con un’attenta riflessione è intervenuto su Il Locale News Alessandro Riolo, osservatore puntuale di ciò che accade a Trapani Birgi.

Vero è che Birgi ha avuto problemi specifici in più rispetto ad altri aeroporti, legati a discutibili decisioni del passato Governo regionale, ma sul lungo periodo l’ostacolo principale allo sviluppo dello scalo trapanese rimane la poco favorevole regolamentazione del trasporto aereo, che è materia alla quale deve porre mano il Governo Nazionale. La sfavorevole regolamentazione del trasporto aereo non è problema esclusivo di Birgi, tutt’altro: penalizza tutti gli aeroporti periferici italiani. Premetto, a parziale discolpa dell’attuale Governo nazionale, quanto sia evidente che di problemi ne hanno ereditati tanti, molti dei quali più gravi e forse anche più urgenti di questo. Ciò premesso, prima o poi il Governo nazionale dovrà riconoscere che esiste un problema sistemico condiviso da tutti gli aeroporti periferici e spero che qualcuno a Roma abbia già iniziato a domandarsi perché tutti gli aeroporti periferici hanno avuto problemi negli ultimi anni, e magari a fare qualche paragone con i nostri vicini europei. Per fare un esempio: l’anno scorso il 100% dei primi 28 aeroporti spagnoli ha visto i passeggeri in arrivo aumentare, mentre questo si è verificato soltanto nel 70% degli aeroporti italiani. Bisognerà presto iniziare a fare quindi delle scelte. Se il governo nazionale sceglierà di permettere lo sviluppo degli aeroporti periferici, toccherà a loro implementare gran parte delle azioni necessarie a renderli più desiderabili. Altro tema, non meno importante. Perché il governo regionale non promuove un gestore unico? Una volta riconosciuta l’esistenza di un problema sistemico, a livello nazionale, che ostacola lo sviluppo degli aeroporti periferici, e su cui la regione non può agire in maniera strategica ma soltanto con misure tattiche, qualche azione si può però iniziare ad implementare anche a livello regionale. Ad esempio Musumeci non molto tempo fa fece una affermazione, più che condivisibile. Affermò che, a suo avviso, sarebbe stato meglio avere una unica società di gestione aeroportuale regionale. Non quattro gestori quindi, e nemmeno due gestori, ma soltanto uno. Musumeci ha ragione. Il gestore unico ce l’hanno in Spagna, ce l’hanno quasi in Turchia, ce l’hanno in Puglia, ce l’hanno in Calabria, perché non potremmo riuscire a crearne uno anche noi in Sicilia? Una società unica che riuscisse ad arrivare al pareggio di bilancio non avrebbe bisogno di bandi per offrire sconti sui costi aeroportuali alle compagnie aeree, potrebbe fare legalmente sovvenzioni incrociate, ad esempio per usare una piccola parte dei profitti di Punta Raisi e Fontanarossa per sviluppare Birgi e Comiso, avrebbe minori costi di gestione, minori costi amministrativi, minori costi politici (meno poltrone), e potrebbe trattare con le compagnie aeree da una posizione di maggiore forza. Bisognerà convincere gli azionisti dei gestori di Punta Raisi e Fontanarossa, ma a lungo andare converrebbe anche a loro. Un monopolio è in fondo meglio di un oligopolio per chi lo gestisce. Se il governo nazionale potesse offrire qualcosa che garantisse un ritorno più vicino nel tempo agli azionisti dei gestori, ad esempio una migliore e più favorevole regolamentazione del trasporto aereo che riuscisse a ridurre i costi aeroportuali degli aeroporti periferici, e quindi ad incrementarne la desiderabilità per le compagnie aeree, probabilmente si potrebbero convincere anche questi azionisti che il gestore unico potrebbe essere anche per loro l’opzione più desiderabile.

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